Più che un referendum costituzionale sembra una lotta nel fango tra due accozzaglie

L’Italia è il paese in cui ognuno pensa di fare meglio degli altri pure il caffè, anche se la caffettiera, l’acqua e la miscela sono le stesse. 

Sui social leggi quelli del NO e ti viene voglia di votare Sì, leggi quelli del Sì e ti viene voglia di votare No. Qualcosa in questo referendum non va. Del resto ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione e gli altri di ignorarla. 

Ci si mette pure un Travaglio con il coltello tra i denti. Un direttore di giornale che organizza una manifestazione politica, non è più un giornalista, ma un politico che ha un giornale. Un grande giornalista non ha bisogno di schierarsi se sa fare il suo mestiere. Per questo non finiremo mai di ringraziare la Gabanelli che, in 20 anni di Report, ha fatto il pelo e il contropelo a tutti quanti.

L’unica deriva autoritaria, di cui tutti temono l’avvento, mi pare sia quella che sta prendendo il cervello di molti. E non ne parla nessuno. Come non tutti notano come gli italiani abbiano questa simpatica abitudine di prendere in giro e insultare gli stranieri che dichiarano di votare contrari alla propria parte e di elogiare e applaudire quelli a favore.

Un pensiero va agli attivisti dei partiti che lottano per un futuro migliore. Il loro. Perché sperano in caso di vittoria di essere spinti bene in qualche posticino. In tempi di crisi, la politica diventa lavoro.

Ha ragione DiBattista che scrive un libro e dice: “Scrittore o deputato, potevo fare di tutto”. Vero. Difficile tenersi per sé tutte queste cazzate. 

Secondo me alla fine, dopo tutti questi schiamazzi, saremo portati a votare tutti in base a chi ci sta meno sul cazzo.
 

Che Dio ci salvi dalla gente che urla.

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